Un messaggio da Peter Dinklage

Credo che, per una persona affetta da disabilità, il senso dell’umorismo sia una condizione necessaria per poter vivere in maniera serena. E soprattutto, fare umorismo su sè stessi è indispensabile. Aiuta ad alleggerirsi e a far capire agli altri che sei esattamento come loro.

Mi sembra doveroso citare quindi una frase detta da Peter Dinklage. Chi è Peter Dinklage? Prima di tutto, un grandissimo attore americano, fattosi notare con il bellissimo film indipendente The Station Agent, e vincitore di un Emmy Award per la sua interpretazione nel serial fantasy Game of Thrones. Secondo poi, Dinklage è affetto da una forma di nanismo nota come acondroplasia. E’ un attore a tutto tondo, non abbonato a ruoli da folletto crudele, gnomo da giardino, Ewok o Oompa Loompa, che riesce a regalare una gamma di ruoli veramente ampia, non lasciando che la sua condizione influisse sulla sua carriera.

Ed ecco un importante messaggio che il nostro Pete lascia ai “diversi” di tutto il mondo:

When I was younger, definitely, I let it get to me. As an adolescent, I was bitter and angry and I definitely put up these walls. But the older you get, you realize you just have to have a sense of humour. You just know that it’s not your problem. It’s theirs.

Certamento, quando ero più giovane la mia condizione mi aveva buttato giù. Da adolescente, ero arrabbiato ed amareggiato, e costruivo dei muri intorno a me. Ma più invecchi, più capisci che devi possedere un senso dell’umorismo. Ti accorgi soltanto che non sei tu ad avere un problema. Ce l’hanno loro.

Una piccola precisazione

Ciao a tutti, carrozzati e non. Mi presento: sono Il Ruotante Anonimo, un ragazzo disabile come tanti altri. Premetto dicendo che detesto il termine “diversamente abile” e che vorrei nessuno lo usasse nei commenti. Il termine “disabile” si riferisce solo ed esclusivamente alla mia condizione fisica, ed è quella che sta ad indicare. Ho altre abilità e non ho bisogno che questo venga specificato in un termine politicamente corretto, per paura che chiamarmi disabile possa offendermi. Gli unici privilegi che desidero sono quelli che mi consentirebbero di vivere una vita cosiddetta “normale”. La prima regola della mia vita è questa: Definire un disabile “speciale”, con tutte le migliori intenzioni possibile, è discriminatorio quanto definirlo inferiore, deforme o sfigato. Come disabile, non voglio che mi si veda come un essere puro nello spirito, un portatore di luce temprato nell’animo da anni di fatica: possono benissimo esistere disabili stronzi o vili nel profondo, come vi sono fra ogni essere umano. E come un essere umano qualsiasi anche un disabile ha il “diritto”, e sente il bisogno, di essere preso in giro dagli amici, di subire una delusione amorosa, di prendere brutti voti, di essere mandato a fanculo quando fa l’idiota e di essere punito quando infrange la legge. Il diritto di essere trattato come una persona normale, quale sono. Il diritto di odiare come di amare.